Quando una fanfiction diventa un romanzo: dove finisce l’omaggio e comincia la tua opera
Quasi ogni artista è nato copiando qualcosa che amava. Il problema comincia quando quella cosa smette di essere un esercizio e diventa un libro.
C’è una domanda che nel fandom mette tutti a disagio, e che secondo noi andrebbe fatta più spesso e ad alta voce: dove finisce l’omaggio e comincia la tua opera?
Ne parliamo perché non è una questione teorica, per noi. Due dei libri del nostro catalogo sono nati esattamente da lì: da una fan fiction scritta per passione, su personaggi che appartenevano a qualcun altro, e diventata negli anni un mondo autonomo. In editoria, di solito, questa cosa si nasconde. Noi la diciamo, perché ne siamo orgogliosi.

Il primo laboratorio è quasi sempre di qualcun altro
Chiedete a chi scrive come ha cominciato. Quasi nessuno risponde “con un’idea completamente mia”. Si comincia con un personaggio amato — di un manga, di un anime, di un romanzo, di un videogioco — e con una domanda semplice: e se invece fosse andata così?
La fan fiction e la fan art sono il primo laboratorio di chiunque crei, e sono un laboratorio straordinariamente efficace per una ragione precisa: ti tolgono di dosso il peso di dover inventare tutto da zero. Il mondo esiste già, i personaggi hanno già una voce, chi legge sa già dove si trova. Tu puoi concentrarti sull’unica cosa che conta davvero all’inizio: imparare a raccontare. Come si tiene una scena, come si dosa una rivelazione, come si fa parlare qualcuno che non sei tu.
C’è anche un secondo motivo, meno tecnico e più importante: qualcuno ti legge subito. Chi pubblica una fan fiction ha un pubblico dal primo capitolo, che commenta, discute, si arrabbia e chiede il seguito. Nessun esordiente ha mai avuto un’officina migliore di quella.
Storie che hanno fatto quella strada
Chi storce il naso di solito non sa quanti libri in libreria vengano da lì. Qualche esempio noto:
- Cinquanta sfumature di grigio di E. L. James è nato come fan fiction della saga di Twilight, pubblicata online prima di essere riscritta con personaggi propri.
- After di Anna Todd è nato su Wattpad come fan fiction su una boy band, e da lì è arrivato in libreria e al cinema.
- Cassandra Clare, autrice di Shadowhunters, veniva dal fandom di Harry Potter, dove era una delle autrici più lette.
Piacciano o no — e su questo si può discutere all’infinito — sono libri che hanno venduto milioni di copie e che hanno portato in libreria lettori che non ci entravano. Sono nati tutti nello stesso posto: una stanza dove qualcuno scriveva gratis, per amore di una storia altrui.

E adesso i nodi veri
Detto il bello, diciamo il complicato. Perché il momento in cui una fan fiction smette di essere un gioco fra appassionati e diventa un prodotto da vendere è un momento delicato, e va attraversato con la testa.
Un’opera derivata non è automaticamente un’opera tua
La legge italiana sul diritto d’autore riconosce e protegge le elaborazioni di carattere creativo di un’opera altrui — traduzioni, adattamenti, trasformazioni. Ma le protegge senza pregiudizio dei diritti di chi ha scritto l’originale: la tua elaborazione è tua, e allo stesso tempo resta legata a un’opera che non ti appartiene. Tradotto: per pubblicarla e venderla servirebbe l’autorizzazione di chi detiene i diritti.
Non esiste in Italia un equivalente del fair use americano, che è molto più elastico. Esistono eccezioni specifiche e circoscritte, e la parodia gode di un trattamento suo. Ma “l’ho scritta per amore e non ci guadagno” non è, di per sé, una difesa giuridica: è il motivo per cui il fandom viene quasi sempre tollerato, che è una cosa diversa dall’essere permesso.
Perché “tolgo i nomi e cambio il colore degli occhi” non basta
La strada che hanno fatto i libri citati sopra si chiama, nel gergo del fandom, filing off the serial numbers: si cambiano i nomi, i luoghi, i dettagli riconoscibili, e la storia diventa autonoma.
Funziona, ma non è un trucco cosmetico. Funziona quando quello che resta regge in piedi da solo: quando i personaggi hanno una psicologia che non dipende dal loro modello, quando il mondo ha regole proprie, quando un lettore che non ha mai visto l’originale non si accorge di niente e la storia gli arriva comunque intera. Se invece togliendo i nomi il racconto perde senso — se l’emozione che funziona è quella che il lettore si porta da casa, dal fandom — allora l’opera non è ancora diventata tua. È ancora un omaggio, ed è un omaggio che non si può vendere.
Questo è il vero confine, ed è un confine narrativo prima che legale. È anche la cosa su cui, in casa editrice, lavoriamo di più con chi arriva da lì.
Il diritto d’autore protegge o soffoca?
Tutte e due, ed è onesto dirlo. Protegge chi ha inventato un mondo dal vederselo sfruttare da altri, e questo è sacrosanto: nessuno scriverebbe niente se chiunque potesse prenderselo il giorno dopo. Ma è anche uno strumento nato per un’epoca in cui la cultura si muoveva più lentamente e in cui i fandom, semplicemente, non esistevano nella forma che hanno oggi.
Il risultato è una zona grigia enorme, dove milioni di persone creano ogni giorno cose bellissime che tecnicamente non potrebbero pubblicare. Non abbiamo la soluzione. Abbiamo la convinzione che se ne debba parlare invece di far finta che il problema non esista.
Cosa consigliamo, se state pensando di farlo
Qualche indicazione pratica, da editori e non da avvocati — se il vostro caso è dubbio, una consulenza legale vera vale i soldi che costa.
- Chiedetevi cosa resta. Togliete mentalmente ogni nome, ogni luogo, ogni riferimento riconoscibile. Quello che rimane vi sembra ancora una storia? Se sì, siete sulla strada buona.
- Diffidate della scorciatoia. Se state cambiando i nomi ma tenendo le scene iconiche dell’originale, non state riscrivendo: state mascherando.
- Non nascondetelo all’editore. Ditelo al primo contatto. Un editore serio non si spaventa — si spaventa molto di più a scoprirlo dopo aver stampato.
- Tenete il vostro archivio. Le versioni, le date, i commenti: servono a dimostrare il percorso che ha fatto la storia per diventare vostra.
- Non vergognatevene. È la parte che ci interessa di più. Venire dal fandom significa aver fatto migliaia di ore di palestra con un pubblico vero. È un curriculum, non una macchia.

Ne parliamo dal vivo, al Campania Libri Festival
Questa conversazione la portiamo al Campania Libri Festival, sabato 3 ottobre alle 16, in Sala Tammurriata (Biblioteca Nazionale, dentro Palazzo Reale).
Al tavolo ci saranno Handesigner (Domenico Alfieri), autore di Icone; Sara Filice, autrice della tetralogia Figli della Luna; Francesca Medaglia, illustratrice di Navarre; insieme a noi due, Elisa Filomena Croce e Andrea Orefice.
Nel programma del festival lo trovate come “Domenico Alfieri presenta Fan art: ai confini della creatività tra diritto d’autore e diritto di sognare”: non è un libro nuovo, è il titolo dell’incontro.
Non sarà una lezione: sarà gente che quella strada l’ha fatta davvero, che racconta dov’è inciampata. Se venite, portate le vostre domande — le più scomode sono le migliori.
E per il resto della fiera, dall’1 al 4 ottobre, ci trovate allo stand 99.
Ogni grande autore è stato prima un fan che ha smesso di sognare e ha cominciato a scrivere.
Voi da dove siete partiti? Raccontatecelo: avete mai scritto o disegnato partendo da un personaggio che non era vostro? ✦
Questo articolo racconta il nostro punto di vista di editori e non costituisce consulenza legale. Le norme sul diritto d’autore cambiano da paese a paese e ogni caso ha le sue circostanze: se state valutando di pubblicare un’opera derivata, parlatene con un professionista.
